Descrizione Progetto

Le comunità straniere a Venezia – Castello

Daniela Casa

Itinerario di Donatella Gibbin

ITINERARIO DI DONATELLA GIBBIN

Donatella Gibbin

Le comunità straniere a Venezia – Castello

Venezia, città con lo sbocco sul mare ha sempre manifestato un forte interesse a tessere relazioni con popolazioni di altri paesi costruendo un’ampia rete di scambi. In modo particolare dopo la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani (1453), Venezia diventò porto franco, luogo dove confluirono genti con diversi saperi che promossero fecondi sviluppi economici e significativi intrecci culturali.

Venezia, formatasi a sua volta sotto la spinta di una necessità di fuga dall’invasore, seppe accogliere e gestire le diverse opportunità che i nuovi profughi potevano offrire. In alcuni casi concesse loro di stabilirsi liberamente in città, in altri definì limiti o misure di controllo, lasciando tuttavia, nel lungo periodo di governo della Repubblica, ampi margini di integrazione. Venezia adottò una oculata diplomazia che permise ai “forestieri” di stabilirsi in città e di creare anche luoghi di aggregazione lasciando così a ciascuna comunità la possibilità di assolvere funzioni di reciproca assistenza e di preservare abitudini, costumi, pratiche religiose. Ancora oggi le testimonianze della presenza degli “stranieri/forestieri” sono distribuite in diverse aree della città; le andremo a scoprire individuando le tracce ancora evidenti, ammirando gli edifici ancora in uso, facendo un’insolita esperienza.

INFO TOUR
Durata 2h
Min. partecipanti 2
Adatto ai bambini
Disponibile in LIS
Personalizzabile
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Proposta di itinerario

Con questo itinerario ci spingeremo nelle zone retrostanti la piazza di San Marco per andare a conoscere  alcuni edifici, sedi di comunità straniere che non hanno abbandonato le loro peculiari tradizioni. 

Ci incontreremo in riva degli Schiavoni nome dato dalla presenza di persone provenienti dalla Schiavonia (Dalmazia) per poi accedere attraversato il sottoportego ad  un ambiente suggestivo dove campeggia la bianca facciata della chiesa di San Zaccaria, esempio tra i più alti di Rinascimento veneziano; all’interno sono visibili ancora le permanenze della prima chiesa gotica e alcune testimonianze della presenza delle titolari del convento, monache benedettine di nobili natali, tra le quali la badessa Elena Foscari, figlia del celebre doge Francesco.
Lasciato il campo, un tempo chiuso da robuste porte per preservare la moralità delle monache – che tuttavia non mancavano di organizzare incontri mondani – arriveremo al complesso della Comunità dei Greci, esempio unico nel suo genere che contiene più edifici necessari ad assolvere diverse funzioni.
Tra gli edifici, collocati all’interno di uno spazio recintato, spicca la chiesa dedicata a San Giorgio – ove ancora oggi si celebra il rito greco ortodosso – che custodisce una splendida iconostasi realizzata da artisti greci e altre icone di grande pregio.
Isolato, pende il campanile, caratteristico esempio di un cedimento del terreno.   

Ed ecco poco più avanti rivelarsi la Scuola dei Dalmati, luogo d’incontro di genti provenienti da oltre il Guarnaro, convinti difensori fino alla fine della Serenissima e oggi fieri di riconoscersi nelle loro origini giammai dimenticate. Se la facciata può sembrare di modeste dimensioni, vi garantisco stupore e sorpresa esplorandone l’interno. Qui sono custoditi i meravigliosi teleri di Vittore Carpaccio che narrano le leggende di santi taumaturgici che sconfiggono draghi e basilischi.
All’esterno un piccolo cortile fa da divisorio a un altro complesso che appartiene al Gran Priorato dell’Ordine di Malta, ben ancorato alle proprie tradizioni.
Eccoci in calle dei Furlani e poco più in là ecco un campo il cui nome può trarre in inganno, ma che indica la residenza dei legati nientemeno che apostolici. Il passo è davvero breve per raggiungere la Chiesa di San Francesco della Vigna, esempio straordinario di chiesa con annesso convento che conserva molti libri antichi provenienti dalle biblioteche dei monasteri soppressi. 

La bianca facciata realizzata da Andrea Palladio fa da contrappunto al volume della chiesa progettato da Jacopo Sansovino all’interno della quale sono custodite opere mirabili del Gotico maturo e del Rinascimento, tra queste vi è la meravigliosa cappella della famiglia Giustiniani decorata dai noti maestri scalpellini del periodo (i Lombardo) e il monumento funebre del doge Andrea Gritti.

Personalizzabile

Per chi lo desidera, La Visita alla Scuola Dalmata  è su richiesta e prevede un biglietto di ingresso.

Sarà inoltre possibile effettuare un itinerario per riconoscere luoghi di comunità diffuse lungo le direttrici commerciali  che dalla zona di  Rialto conducevano  verso  San Marco ove trovarono spazio altri “foresti”: i Tedeschi (ospitati nel celebre Fondaco) gli Armeni che ebbero la possibilità di edificare una chiesa dietro San Marco e  gestire molte attività economiche lì distribuite, gli Albanesi con la bella sede d’incontro decorata da Vittore Carpaccio e ancora tante altre testimonianze rintracciabili nei nizioleti.

Questo itinerario è proposto da:

Donatella Gibbin – guida turistica
Abilitazioni: Italiano, Francese
Tel: +39335212249
Email: donatella.gibbin@goguide.it
P.IVA: 04526030277

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